CIL XV 2401

Forma: 110

1.     Q∙M^VCI AS^C[[---]]

Q. Muci Asc[[lepiadis]].

 

Edizioni. Steinby 1987, 32 N. 1c.

Paleografia. Litt. bonis. La C in MVCI è piccola e attaccata al nesso M^V; in ASCL Dressel ha visto un nesso SC. Simili soluzioni paleografiche si ripetono negli altri bolli di Q. Mucius Asclepiades, cfr. CIL X 8042.76 e varianti.

 

 

CIL XV 2402 I   Fig. Calco Pompei inv. 17211.

Forma: 110

Sig. 8.8, 2.3. Lett. 1.9-2.0.

1.     S^TAB·A^PPI

Stab(ilionis/ -ilis?) Appi.

 

Edizioni. CIL X 8042.98c, f-k, n, q. G. Fiorelli, NSc 1888, 235. Pompei inv. 17211. 

  • CIL_XV_2402I-Pompei17211

 

 

CIL XV 2402 II   Fig. Calco Pompei inv. 8621; Medaglia 2016, tav. 1.7.1.

Forma: 170

Sig. 9.8, 2.7. Lett. 1.7.

1.     S^TAB·A^PPI

Stab(ilionis/ -ilis?) Appi.

 

Edizioni. Medaglia 2016, 48-50 Nn. 7.1-7.26, tav. 1.7.1. Pompei inv. 8621.

Paleografia. Le misure date da Medaglia corrispondono al timbro II, tranne l’alt. delle lettere (solo cm 1.2), che dovrebbe essere dovuta un errore di stampa.

Commenti. Le tegole sono di origine campana (cfr. CIL X 8042.98). Torelli 2000, 314 identifica Appius con Appius Claudius Pulcher, cos. 38 a.C. (PIR C 982). Ulteriore bibliografia in Medaglia 2016, 49s.

Datazione. Età augusteo-tiberiana Medaglia.

  • CIL_XV_2402II-Medaglia2016_I.7.1

 

                   

Novum CIL XV 2402/3   Fig. Buzzetti 1985, fig. 236.A.1.

Forma: 210

Sig. 5.5. Lett. 1.1, 1.6. Lin. 1, 1.

1.     ACTI·

2.     S

Acti S( ).

 

Edizioni. CIL X 8042.5. LSO 1. Buzzetti 1985, 240 N. 1, fig. 236.A.1 (Ostia).

Commenti. Il bollo è stato qui inserito in una serie omogenea di timbri, caratterizzati dalla stessa forma e dalla stessa formula; cfr., in ordine alfabetico per i nomi, S. 464b, S. 464a = 464c, 2403-2405, Novum 2405/6,2406, Novum 2406/7, 2407, S. 465a-b, 2408, S. 462, Novum S. 462/2409.1-2, 2409, S. 463, 2410, Novum 2410/1. I timbri sono circolari, piccoli di diametro, con il margine profilato a gradino. Non è escluso che i timbri siano stati di metallo (v. S. 465a). La coerenza tipologica e formale della serie è stata notata sia da Dressel (CIL XV, p. 474) che da Bloch (comm. ai bolli S. 462-465).

Il testo è costituito da un solo nome servile al genitivo e al centro del bollo una delle tre lettere C (cfr. CIL XV 2403, 2404, Novum 2405/6, Novum 2406/7, S. 465a, 2408, S. 462, Novum S. 462/2409.2, 2409, 2410), M (S. 464b, S. 464a=c, 2405, 2407, S. 465a, Novum S.462/2409.1, S.463) o S (Novum 2402/3, 2406, Novum 2410/1). L'unica eccezione dalla regola, CIL XV S. 462 con il nome al nominativo seguito dall'abbreviazione f(ecit), conferma lo status servile degli officinatori, probabilmente proprietà di tre persone diverse. Meno convincenti sono altri scioglimenti delle lettere C, S e M, come m(anu), s(ervi), c(ura), oppure come nome di figlinae (cfr. S. 464a=c, 2403, 2405, Novum 2405/6, 2406, S. 465b, 2408), soprattutto perché l'omogeneità formale della serie impone un'interpretazione unitaria. Per CIL X 8042.5 si propone l'improbabile scioglimento Ac...Ti. s(ervus).

I servi nominati lavorarono per il non meglio identificabile N. C( ) o N( ) C( ), i cui bolli (CIL X 8042.111 e CIL XV 2410, 2411 e var.) talvolta sono associati a uno dei bolli della serie: CIL X 8042.5 nella tegola pompeiana inv. 17494 con 2411 I; v. inoltre 2405, 2410, Novum CIL XV 2410/1.

Due bolli della serie, Novum CIL XV 2402/3 = X 8042.5 e S. 465b sono stati rinvenuti a Ostia nella Domus Fulminata (Reg. III.VII.4), da Bloch (1953, 222) datata 65-75 ca., insieme a un frammento di CIL XV 1137, un bollo di L. Faenius Rufus (PIR F 102), prefetto dell'annona dal 55 al 62 e prefetto del pretorio di Nerone dal 62 al 65, quando fu ucciso. Il bollo 1137, con il testo Faeni Rufi, è probabilmente anteriore alla prefettura del pretorio. Tipologicamente è simile alla serie in esame, circolare e di dimensioni ridotte presenta lo stesso margine profilato: i timbri sono chiaramente opera dello stesso artigiano. Inoltre, coincidono anche la tipologia delle tegole e l'argilla; in un secondo tempo, al centro del bollo 1136 del prefetto del pretorio è stata aggiunta una M, una delle tre lettere ricorrenti nella serie. L'ipotesi di una provenienza comune viene confermata dal rinvenimento di una tegola con i timbri sia di Faenius Rufus (CIL XV 1137 I) che di Theopompus (CIL XV 2410), v. La posizione di N( ) C( ) non è immediatamente chiara, ma dato che si tratta di una persona libera, dovrebbe essere un officinatore, forse proprietario dei servi che usano i piccoli bolli circolari (cfr. Steinby 1979, 267 e n. 4).

Già Dressel ha posto il problema della provenienza della serie (CIL XV, p. 474), lasciando aperta la scelta fra la Campania e Ostia. Sulla base della distribuzione dei rinvenimenti, quest'ultima alternativa è stata senza riserve adottata da Bloch (commento a S. 462-465), che ricorda la cospicua esportazione, proprio in età neroniana, di mortai a Pompei e altrove nella Campania. Le tegole sono però di un tipo prodotto in Campania e forse nel Latium Adiectum (i tagli adoperati nelle alette per permettere la parziale sovrapposizione delle tegole sono diverse dalle riseghe tipiche dell'area tiberina). Nella stessa area si ritrova l'argilla decisamente diversa da quella delle figlinae c.d. urbane: la pasta molto fine, dura e compatta, priva di sgrassanti è nota anche da anfore prodotte a Mondragone e a Terracina (Steinby 1979, 266s. con n. 6).

In conclusione, la serie è di origine campana o laziale e la si data in età neroniana (così anche Steinby 1974-75, 15 n. 1).

Attestazioni. Pompei, IX.9.7, NSc 1887. 415; VIII.2.7, 14, NSc 1899, 63; fuori Porta Vesuvio, NSc 1910, 263 (v. anche sopra).

  • NovumCIL_XV_2402-3-Buzzetti1985_236.A.1

 

 

CIL XV S. 464b compl.   Fig. SAO inv. 23670.

Forma: 210

Sig. 5.2. Lett. 1.1, 1.1.

1.     APICI

2.     M

Apici M( ).

 

Edizioni. CIL XV 1835. SAO, GSc 1924, inv. 15478 (Helen). D. Vaglieri, NSc 1909, 53f. Garofalo Zappa 1971, 282, tav. V.22. LSO 1229.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3.

  • CIL_XV_ S.464b-SAOinv.23670

 

 

CIL XV S. 464a = CIL XV S. 464c compl.  Fig. SAO inv. 23810.

Forma: 210

Sig. 5.5. Lett. 1.1, 1.0.

1.     ASTI

2.     M     

Asti M( ).

 

Edizioni. D. Vaglieri, NSc 1909, 53e (/RSTI | M); NSc 1913, 218e (AS/I | M). LSO 1230.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. LSO 1230: è probabile che il frammento pubblicato da Bloch come CIL XV S. 464a sia in realtà il campione di LSO per CIL XV S. 464c.

Attestazioni. Ostia (bis).

  • CIL_XV_S.464a-SAOinv.23810

 

 

CIL XV S. 464c compl. = CIL XV S. 464a

 

 

CIL XV 2403  

Forma: 210

1.     BLASTI

2.     C

Blasti C( ).

 

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. Dressel sottolinea che il Blastus di questo bollo non è il Ti. Claudius Blastus di CIL XV 577-579 (di età traianea-adrianea) e che il bollo, nonostante la forma delle lettere sembri essere di III sec., senza dubbio appartiene al I sec. d.C. come i bolli simili che seguono.

Attestazioni. Roma, Monte della Giustizia (Dressel).

 

 

CIL XV 2404   Fig. SAO inv. 21934.

Forma: 210

Sig. 5.4. Lett. 1.3-1.4, 1.2. Lin. 1, -.

1.     CHIVS

2.     C

Chius( ) C( ).

 

Edizioni. CIL XIV 4089. 27. C.L. Visconti, BCom 1879, 207. LSO 1231.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. Visconti legge CHIVS C(hius)?

Attestazioni. Ostia.

  • CIL_XV_ 2404-SAOinv.21934

 

 

CIL XV 2405   Fig. Filippi 1992, fig. 5.23; fot. di H. Manderscheid.

Forma: 210

1.     COETONICI

2.     M

Coetonici M( ).

 

Edizioni. Calco in Filippi 1992, fig. 5.23. Trascrizione da fotografia di H. Manderscheid del 11.2.2013, terme di Minturnae. Per un es. su coperchio di dolio v. Taglietti 2015, 276 n. 42.

Commenti. V. Novum CIL XV 2402/3. Marini 1884 N. 748 proponeva di vedere in M( ) l'iniziale del nome della fornace. Nelle terme di Minturnae il bollo compare in combinazione con il bollo CIL XV 2011 var.; v. il commento per la pubblicazione di Manderscheid. V. anche P. Cavuoto, Miscellanea Greca e Romana 8 (1982), 571 N. 139 per un es. dal tepidarium delle terme di Minturnae.

  • CIL_XV_2405-Filippi1992_5.23
  • CIL_XV_2405-Mandersheid-Minturno2013

 

 

Novum CIL XV 2405/6*   Fig. SAO inv. 25215.

Forma: 210

Sig. 5.5. Lett. 1.3-1.4, 1.4.

1.     CORYMBI

2.     C

Corymbi C( ).

 

Edizioni. Garofalo Zappa 1971, 262 N. 6, tav. I.2. LSO 1232.

Paleografia. Punto non notato da Garofalo Zappa.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. A proposito della C centrale, secondo Garofalo Zappa potrebbe trattarsi del nome dell'officina, più probabilmente ostiense che campana.

Attestazioni. Ostia.

  • NovumCIL_XV_2405-6-SAOinv.25215

 

 

CIL XV 2406   Fig. SAO inv. 23611.

Forma: 210

Sig. 5.4. Lett. 1.2, 1.9.

1.     FORTVNATVS

2.     S

Fortunatus S( ).

 

Edizioni. CIL XIV 4089.31. C.L. Visconti, BCom 1879, 206. Descemet 1880 N. 175. LSO 1233.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. Mattone di cm 22x22 (Dressel).

Attestazioni. Ostia.

  • CIL_XV_2406-SAOinv.23611

 

 

Novum CIL XV 2406/7   Fig. SAO inv. 27717.

Forma: 210

Sig. 5.5. Lett. 1.1, 1.0.

1.     ISTIMI

2.     C

Istimi C( ).

 

Edizioni. SAO, GSc 1922, inv. 14771: I//TIMI// (Helen). LSO 1234.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3.

Attestazioni. Ostia.

  • NovumCIL_XV_2406-7-SAOinv.27717

 

 

CIL XV 2407

Forma: 210

1.     IVCVNDI

2.     M

Iucundi M( ).

 

Edizioni. A. Elter, BdI 1884, 69.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3.

Attestazioni. "... ad lacum Fogliani in loco cui nomen San Donato", Elter.

 

 

CIL XV S. 465a compl.   Fig. Steinby 1974, tav. III.17.

Forma: 210

Sig. 5.9. Lett. 1.3, 1.1.

1.     LEVPRONIS

2.     M

Leupronis M( ).

 

Edizioni. Steinby 1974, 97, tav. III.17.

Paleografia. La forma delle lettere fa pensare ad un timbro metallico; il bollo è piccolo di diametro e presenta al margine un gradino (Steinby 1974, 97).

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. L'edizione di Bloch è completata per le prime tre lettere del nome.

Attestazioni. Roma (Steinby), Ostia.

  • CIL_XV_S.465a-Steinby74_III.17

 

 

CIL XV S. 465b compl.   Fig. SAO inv. 25211.

Forma: 210

Sig. 5.0. Lett. 1.2, 1.7.

1.     PE[---]LI

2.     C

Pe[ta]li C( ).

 

Edizioni. Garofalo Zappa 1971, 282, tav. V.23. LSO 1235.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. L'integrazione del nome di Garofalo Zappa, che legge PE.ILI, è Pe[t]ili. Petalus è attestato a Roma, v. Solin 2003, 1198.

Datazione. Steinby 1974-75, 15 n. 1: età neroniana. Rinvenuto a Ostia, nella Domus Fulminata (Reg. III.VII.4), da Bloch datata 65-75 ca. (Bloch 1953, 222), insieme a un frammento di CIL XV 1137, un bollo di Faenius Rufus, prefetto dell'annona dal 55 al 62 e prefetto del pretorio di Nerone dal 62 al 65, quando fu ucciso. Prima dell'a. 65 Blake 1959, 133 n. 13.

  • CIL_XV_S.465b-LSO1235

 

 

CIL XV 2408   Fig. SAO inv. 21559.

Forma: 210

Sig. 5.1. Lett. 1.2, 1.8. Lin. 1, 1.

1.     PHILETI

2.     C

Phileti C( ).

 

Edizioni. CIL XIV 5308.31. C.L. Visconti, BCom 1877, 224 e 238. Steinby 1973-74, 115. LSO 1236.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. Con riferimento a CIL XV 944 Visconti proponeva lo scioglimento C(oeli) Phileti. Associato al bollo CIL XV 2411 su tegola da S. Maria Maggiore (Steinby).

Attestazioni. Roma, Porta Flaminia (Visconti), S. Maria Maggiore (Steinby).

  • CIL_XV_2408-SAOinv.21559

 

 

CIL XV S. 462

Forma: 210

1.     PHILETVS F

2.     C

Philetus f(ecit) C( ).

 

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3.

Attestazioni. Roma?; conservato nell'Antiquario Comunale.

 

 

Novum CIL XV S. 462/2409.1   Fig. Steinby 1973-74, fig. 10.

Forma: 210

Sig. 4.9. Lett. 1.4, 1.0.

1.     PHOEBI

2.     M

Phoebi M( ).

 

Edizioni. Steinby 1973-74, 121 N. 1 fig. 10.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3.

Attestazioni. Roma, S. Maria Maggiore.

  • NovumCIL_XV_S.462-2409.1-Steinby73-74_10

 

 

Novum CIL XV S. 462/2409.2

Forma: 210

1.     PYLADIS

2.     C

Pyladis C( ).

 

Edizioni. CIL X 8042.87.

Attestazioni. Puteoli (Dressel).

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3.

 

 

CIL XV 2409

Forma: 210

1.     SECVNDI

2.     C

Secundi C( ).

 

Commenti e datazione. Novum CIL XV 2402/3.

Attestazioni. Ostia.

 

 

CIL XV S. 463

Forma: 210

1.     THALLI

2.     M

Thalli M( ).

 

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3.

Attestazioni. Roma (conservato nell'Antiquario Comunale).

 

 

CIL XV 2410.1   Fig. SAO inv. 20657; Salvi 2012, fig. 16.b.

Forma: 210

Sig. 5.3. Lett. 1.3-1.5, 1.7.

1.     TH^EOPOMPI

2.     C

Theopompi C( ).

 

Edizioni. G. Fiorelli, NSc 1877, 322 N. 72 (tegola). LSO 1237. Salvi 2012, fig. 16.a-c (fot. D. Buffa).

Paleografia. Litt. non bonis.

Commenti e datazione. V. Novum CIL XV 2402/3. Associato a CIL XV 2411 di N( ) C( ) (v.) e a CIL XV 1137 I di Faenius Rufus (v.). Salvi 2012, 244s. identifica il bollo di quest'ultimo con CIL XV 1653 e legge M Pitie nel bollo male impresso di Theopompus.

Attestazioni. Roma, presso Porta Prenestina (Dressel).

  • CIL_XV_2410.1-Salvi2012_16.b

 

 

Novum CIL XV 2410/1   Fig. calco Pompei inv. 7880

Forma: 210

Sig. 6.3. Lett. 1.3-1.4, 1.4. Lin. 1, 1.

1.     VRBANI·

2.     S

Urbani S( ).

 

Edizioni. CIL X 8042.111. Scheda Pompei inv. 7880, Reg. I.8.13, 1.8.1949 (EMS).

Commenti e datazione. Di tre esemplari schedati a Pompei uno presenta un secondo bollo di N·C (Dressel con un punto dubbio), cfr. CIL X 8042.79, CIL XV 2411). V. il commento a Novum CIL XV 2402/3.

Attestazioni. Pompei (bis; Dressel).

Datazione. Il rinvenimento a Pompei da un terminus ante quem nell'a. 79. V. Novum CIL XV 2402/3.

  • NovumCIL_XV_2410-1-Pompei7880

 

 

CIL XV 2411 I-II   Fig. SAO inv. 21748, 24906.

Forma: 170

I. Sig. 6.7, 3.0. Lett. 2.0.

II. Sig. 7.3, 2.6. Lett. 1.6.

1.     N∙C

N( ) C( ).

 

Edizioni. Steinby 1973-74, 115 (CIL XV 2411 + CIL XV 5308.31). LSO 1238 I-II.

Paleografia. Litt. bonis.

Commenti e datazione. Un ulteriore es. male conservato e frammentario è stato pubblicato in Tuomisto 2009, 245s. N. 200 fig. 269 con la trascrizione N∙'O[---]; la forma del bollo e la posizione delle lettere sembrano corrispondere al timbro I.

       Associato alla serie di piccoli bolli circolari con un nome servile e una delle tre lettere C, S, M (v. il commento a Novum CIL XV 2402/3): CIL X 8042.5 = Novum CIL XV 2402/3 nella tegola pompeiana inv. 17494 il timbro I, 2410, Novum CIL XV 2410/1 = CIL X 8042.111; inoltre il bollo 2405 è associato alla variante circolare (2411 var.) dello stesso personaggio, che forse si cela anche dietro le iniziali L. N( ) C( ) in CIL XV 1314 e S. 341. La sua posizione potrebbe essere quella del dominus, ma non è escluso che egli sia un officinatore di L. Faenius Rufus (v. il commento a Novum CIL XV 2402/3, anche per la datazione in età neroniana).

Attestazioni. Pompei, V.5, NSc 1899, 24.

  • CIL_XV_2411 I-II- SAO24906
  • CIL_XV_2411 I-II-LSO1238.I

 

 

CIL XV 2411 var.   Fig. SAO inv. 24995.

Forma: 210

Sig. 7.0. Lett. 2.1, 2.3.

       ramus palmae ss.

1.     NC

       corona

N( ) C( ).

 

Edizioni. CIL XIV 5308.9. D. Vaglieri, NSc 1909, 208. LSO 7. Cavuoto 1982, 571s. N. 139, tav. LXXIV.143. H. Manderscheid, Nil magis mirandum in toto orbe terrarum. Wasserbewirtschaftung, Hydrotechnik und Wasserarchitektur von Minturnae. Palilia 33. Wiesbaden 2017, c.s.

Commenti. Un cerchietto in luogo della corona in CIL XIV e in Cavuoto. Un es. è impresso sulla stessa tegola con il bollo 2405, proveniente dalle terme di Minturnae.

Datazione. Età neroniana, v. CIL XV 2411.

  • CIL_XV_2411var-LSO_7

 

 

CIL XV 2412   Fig. Rico 1993, fig. 3.a; SAO inv. 20817  

Forma: 111

1.     L∙H^ER∙OP^T

L. Her(enni) Opt(ati).

 

Edizioni. CIL II 4967.41 a-d (in tubis ex argilla factis). CIL V 8110.445d. CIL XII 5679.44b, d, q, r. CIL XIV 3972. G. Fiorelli, NSc 1876, 178 e 1877, 293 (Ventimiglia). G. Fiorelli, NSc 1877, 269 (Roma, in fine: OF). LSO 1239. Veny 1966, 164s., figg. 14-16. J.M. Abascal, AEsp 63 (1990), 266 n. 16, fig. 3; Abad - Abascal 1991, 161s. N. ID 5 (Alicante). Rico 1993, 71-77, fig. 3.a. Rico 1995, 202s., fig. 3.4. Abascal Palazon 2009, 190 Nn. 1-12 timbri diversi e varianti con fotografie. Camilli - Taglietti 2019, 108, fig. 21.

Commenti. Marini 1884 N. 909 aveva letto OT anzichè OP^T, Veny legge OF. Bolli di L. Herennius senza cognomen, molto comuni nell'area di Fréjus (J.P. Brun, BullArchProv 1986, 22 figg. 5-6 a proposito di ess. da La Philippe) sono di origine gallica (CIL V 8110.445a-c = CIL XII 5679.44b, d, q, r). Lo stesso bollo ricorre anche in tubuli in argilla rinvenuti in Spagna (CIL II 4967.41a-d; Dressel osserva che il cognomen viene erroneamente trascritto OP oppure OF). L HER OP compare frequentemente su anfore della tipologia Dressel 2/4: A. Tchernia, ArchEspA 44 (1971), 61-63. Verga 2006, 72 n. 213, a proposito del Novum CIL XV 2449/2450.3 di un L. Herennius attivo nell'area tiberina fa riferimento a CIL XV 2412.

Per l'origine narbonese e sulla diffusione dei bolli di L. Herennius Optatus nel tarraconese e nella Francia sud orientale Ch. Rico, 'Production et diffusion des matériaux de construction en terre cuite dans le monde romain; l'exemple de la tarraconaise d'après l'épigraphie', MelCasaVelazquez 29.1 (1993), 51-86, part. 71-77 e 'Diffusion par mer des matériaux en terre cuite', MEFRA 107.2 (1995), 767-800, part. 772-777; per un'origine iberica invece L. Roldán Gomez - M. Bustamante Álvarez, 'The production, dispersion and use of bricks in Hispania', in Bukowiecki - Volpe - Wulf-Rheidt 2015, 135-144, part. 141s. Per l'area di diffusione Gianfrotta 2015, 115 n. 36. Attestato anche nella necropoli di Isola Sacra, Camilli - Taglietti 2019, 108 n. 24. Sintesi e ampia documentazione fotografica e grafica in I. Rodà de Llanza, Un episodi dintre de les Humanitats: l'Epigrafia. Epigrafia 'major' i 'menor': l'exemple del fabricant de teules Herenni Optat. Reial Acadèmia de Bones Lletres de Barcelona 2015.

  • CIL_XV_2412-SAOinv.20817

 

 

CIL XV 2413   Fig. Rico 1995, fig. 3.3.

Forma: 111

1.     M∙M^EL∙POLI sagitta ds.

M. Mel( ) Poli(tici?).

 

Edizioni. CIL V 8110.447c. CIL XII 5679.57c. Rico 1995, 205, fig. 3.3.

Commenti. Sulla diffusione del bollo nella Francia sud-orientale cfr. Rico 1993, part. 75 n. 82 e 'Diffusion par mer des matériaux en terre cuite', MEFRA 107.2 (1995), 767-800, part. 772-776; sull'origine gallica già Dressel.

  • CIL_XV_2413-Rico1995_3.3

 

 

CIL XV 2413 var.

Forma: 111

1.     M∙MEL∙POLI

M. Mel( ) Poli(tici?).

 

Edizioni. CIL V 8110.447a-b. CIL XII 5679.57d.

Paleografia. L'ultima I è iscritta nella L precedente.

 

 

CIL XV 2414   Fig. Miranda 1998, fig. 12.23.

Forma: 540 (orbicolo schiacciato)

1.     EX OFF CL sagitta FELICIS

2.     R'ELAS

3.     IN

Ex off(icina) Cl(audi) Felicis Salerni.

 

Edizioni. CIL VIII 10475.2 = CIL VIII 22632.37 = CIL XV 2414.3-4. AE 1926, 24. ILS 8667. ILS 8667. AE 1926, 24. Miranda 1998, 361 N. E66 bis, fig. 12.23.

Paleografia. Testo retrogrado, r. 2 e r. 3 capovolte e dritte. Lettere non buone. La F di FELICIS in r. 1 si differenzia dalle altre due sulla stessa riga.

Commenti. Cfr. G. Fiorelli (da G. Guglielmi), NSc 1884, 349 ([---]LICIS │[---]LLAS │ IN) e A.L. Delattre, Bulletin de l'Accademie d'Hippone 20 (1884), 53. Un altro bollo di Ti. Cl(audius) Felix, CIL VIII 10475.1 = CIL X 8042.35, è attestato a Isola Sacra; Camilli - Taglietti 2019, 108s. e n. 25, figg. 22-23. Il disegno pubblicato da Miranda presenta un testo destrorso. Le righe 2-3 sono state lette Salerni in AE 1926, 24, ILS 8667. Piuttosto che come indicazione dell'origine del laterizio (Thébert 2000, 348 n. 25) Salerni va interpretato come nome di tipo etnico di uno schiavo di Ti. Cl(audius) Felix.

Attestazioni. Africa settentrionale (Cartago, Hadrumetum, Hippona) ma anche Roma, Salerno; CIL X 8042.35 a Isola Sacra (Taglietti), Cuma, Paestum, Capri. Secondo Dressel sarebbe di origine africana, ma ora prevale la localizzazione della produzione in Campania; v. Camilli - Taglietti 2019.

Datazione. Dressel: II sec. d.C. per la forma del bollo (e la formula); inizio III sec. d.C. sulla base dei numerosi es. rinvenuti a Hippo Regius, nelle terme dedicate da Caracalla a Settimio Severo. Bibliografia in Thébert 2000, 348 n. 25; elenco di altri rinvenimenti a p. 350s.

  • CIL_XV_2414-Miranda1998_12.23

 

 

Novum CIL XV 2414/5.1

Forma: 110

1.     Δ'ΙΩΝΥCΙ

Dionysi. Διωνιcι.

 

Edizioni. G. Gatti, NSc 1892, 347. Steinby 1978-79, 74 N. 139. MNR III.

Commenti. A Roma i bolli doliari greci sono rarissimi; perciò, potrebbe trattarsi di un bollo extraurbano, oppure di una classe diversa di ceramica (Steinby). Cfr. Novum CIL XV 2545/6.1, terracotta architettonica.

 

 

 

Novum CIL XV 2414/5.2   Fig. Steinby 1974, tav. VI.37.

Forma: 111

Sig. 6.2. Lett. 1.6.

1.     VAZCM^P

 

Edizioni. Steinby 1974, 106 N. 26, tav. VI.37.

Paleografia. Nella A manca il tratto trasversale; la terza lettera pare piuttosto una Z retrograda che una S (Steinby).

Commenti. Forse di origine gallica (cfr. CIL XV 2412). Lo scioglimento del testo rimane oscuro (Steinby 1974).

  • NovumCIL_XV_2414-5.2-Steinby74_VI.37

 

 

CIL XV 2415 = CIL XV S. 466   Fig. Pietrogrande 1934, fig. 4.

Forma: 210

1.     XMΓ KACCIOY

monogramma Christi

Χ(ριςτός) M(ιχαηλ) Γ(αβριηλ) / Χ(ριςτόv) M(αρία) Γ(εννἇ) Kaccioy.

 

Edizioni. Crostarosa 1896, 55s., 79-87. Crostarosa 1901.1, 136 N. 45. A.L. Pietrogrande, NSc 1934, 158 e fig. 4. Steinby 1973-74, 115.

Paleografia. Lettere incavate.

Commenti. Il bollo è stato rinvenuto su di 59 (66 esemplari secondo Crostarosa) tegole impiegate sul tetto di S. Maria Maggiore. Secondo de Rossi (Bullettino di archeologia cristiana 1870, 7-32, tav. III.2) il bollo sarebbe di origine siriana (a proposito di un es. rinvenuto "in Emporio"). Crostarosa (1896, 79-87) pone invece l'attività dell'officina di Cassius nell'urbe; i rinvenimenti in altre chiese (anche S. Balbina, S. Croce in Gerusalemme e S. Giovanni a Porta Latina) giustificano l'ipotesi che il materiale provenga dalla valle tiberina.

       Il primo scioglimento della sigla XMΓ, proposto anche da Dressel, è di G.B. de Rossi (op. cit., 25); il secondo, rifiutato da de Rossi, è stato riproposto da J.O. Tjäder ('Christ, Our Lord, born of the Virgin Mary (XMΓ and VDN)', Eranos 68 (1970), 148-190) e da M. Guarducci (Epigrafia greca IV. Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1978, 311, 431, 439, 460s., 549, 550 e n. 2, 551 e nn. 2, 3), che collegano la produzione con la costruzione di S. Maria Maggiore. V. Steinby 1986, 134 e n. 70 e 2001, 145s.; Steinby 2020, 418.

Datazione. Crostarosa IV sec. d.C. A proposito dei rinvenimenti a S. Croce in Gerusalemme, Krautheimer (CBCR I, 168) propone una datazione fra il IV e il VI secolo. Sulla base della forma le tegole sono di età teodericiana; Steinby 1973-74, 115, tabella 130s.

  • CIL_XV_2415-Pietrogrande1934_4

 


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