I BOLLI DOLIARI ROMANI DELL’ITALIA CENTRO-OCCIDENTALE
EDIZIONE
Eva Margareta Steinby
Nel sito dell’Institutum Romanum Finlandiae viene pubblicata una versione preliminare dell’edizione dei bolli doliari usati e rinvenuti nell’Italia centro-occidentale. La decisione di pubblicare, in forma elettronica, un lavoro ancora molto incompleto1 è dovuta anzittutto alla volontà di rendere accessibili agli studiosi i dati finora raccolti. D’altronde, agli stessi studiosi viene indirizzato un appello: in più della metà delle oltre 5000 schede mancano dei dati o manca l’illustrazione. La maggioranza di questi dati si recupereranno con la pubblicazione degli studi in atto delle grandi collezioni, del Museo Nazionale Romano da parte di Luciano Camilli e Franca Taglietti, dell’Antiquario Comunale da parte di Elisabetta Bianchi e dei Musei Vaticani da parte di Giorgio Filippi. Ma nella bibliografia citata (anche mia) compaiono spesso edizioni incomplete di bolli non altrimenti attestati, che solo l’Autore dell’edizione può completare.
Il titolo dell’edizione definisce i limiti territoriali. Nei volumi del Corpus Inscriptionum Latinarum il materiale viene pubblicato secondo il luogo di rinvenimento e/o di conservazione. Nel CIL XV.1, che teoricamente dovrebbe comprendere i bolli attestati a Roma e nelle immediate vicinanze, Heinrich Dressel ha però già incluso tutti gli esemplari a lui noti (il volume è del 1891), indipendentemente dalla provenienza, così anche Herbert Bloch nel suo Supplemento (che è del 1947). In pratica non cambia molto anche se la nuova edizione parte dalla volontà di coprire tutta l’area dove venivano prodotti i laterizi per la costruzione di Roma, Ostia, Portus e centri minori, che possiamo considerare un mercato unitario. Come noto, la maggioranza delle figlinae si possono localizzare nella valle del Tevere su base toponomastica (come aveva notato già Dressel), ora anche sulla base di scavi di fornaci e analisi archeometriche.
La nuova edizione comprende, oltre ai bolli del CIL XV.1 e del CIL XIV anche i bolli ritrovati nell’area sopra definita, nonché i bolli “urbani” (cioè bolli su prodotti destinati prevalentemente al mercato di Roma e dei centri laziali) rinvenuti sporadicamente sulle coste del Mediterraneo o finiti in collezioni sia italiane che straniere. Includo anche bolli che finora non sono stati attestati nei centri di consumo principali. Voglio infatti verificare l’impressione che nel tempo ci sia un cambiamento nella diffusione dei prodotti: limitata in età repubblicana e sempre più vasta man mano che l’opera laterizia diventa la tecnica costruttiva prevalente.
Per il momento mantengo la numerazione dei vari volumi del CIL e anche la suddivisione di Dressel, che separava la terracotta architettonica e la ceramica pesante da laterizi e tegole. La rinumerazione di tutto il corpus deve aspettare, nonostante l’inconvenienza della numerazione del Supplemento di Bloch,2 per non parlare di tutti i Nova, che sono stati inseriti nel posto che avrebbero occupato nel CIL XV se Dressel li avesse conosciuti.
Come in Lateres signati Ostienses,3 i timbri diversi con lo stesso testo sono indicati con numeri romani. Per salire dalla categoria di "timbro diverso" a quella di "variante" il bollo deve presentare qualche differenza nel testo (in nessi o abbreviazioni, ornamenti). Un bollo definito Novum differisce dai bolli noti anche per il contenuto.
L’edizione completa di ogni bollo conosciuto spesso somma informazioni ricavate da più di una edizione incompleta, e/o da più esemplari frammentari o solo in parte leggibili del bollo in questione. L’edizione segue il modello introdotto da Lateres signati Ostienses e comprende la descrizione della forma e le misure del bollo, l’altezza delle lettere e il numero delle linee ausiliarie. Nella trascrizione del testo in maiuscolo e nell’interpretazione vengono usati i segni convenzionali stabiliti per l’edizione elettronica di iscrizioni. Nella descrizione del signum ho mantenuto il latino di Dressel, che invece ho in gran parte tradotto nei commenti – almeno quando il significato è chiaro. Rimangono dei dubbi su dove porre il limite cronologico fra "litteris antiquis" e "litteris antiquioribus", se la datazione non può essere precisata ad es. sulla base di nuovi rinvenimenti in situ.
Edizioni. Vengono indicate le pubblicazioni sulle quali l’edizione è basata: prima i vari volumi del CIL, poi le altre edizioni in ordine cronologico. Le abbreviazioni si trovano nella bibliografia.
Sotto la voce Paleografia si segnalano forme insolite di lettere e punti (importanti soprattutto quando sono indizi di una datazione in età repubblicana o tardoantica), nessi fuori la norma etc. Nelle schede si attira l’attenzione anche su differenze nella punteggiatura riportata nelle edizioni consultate (l'esistenza di differenze sono segnalate con un asterisco dopo il numero del CIL). Potrebbero essere indizio di timbri diversi, ma in genere la mancanza di punti attestati in altri esemplari è causata da timbri sporchi, consunti o male impressi. Dopo le dovute verifiche queste note si potranno eliminare.
I Commenti riguardano prima di tutto le discrepanze fra le varie edizioni, trascrizioni e attribuzioni dubbie o palesemente errate. Per le persone viene talvolta indicata l’identificazione PIR, PFOS e/o RE, che non sempre è un procedimento puramente meccanico. Nei repertori si trovano infatti identificazioni senza fondamento e molti bolli, soprattutto di età repubblicana e di prima età imperiale sono datati troppo genericamente per un’identificazione sicura del personaggio. È in preparazione un aggiornamento del lavoro di Päivi Setälä sui domini.4
Ho riportato le occasionali note di Dressel sul tipo di oggetto bollato (tegola, bipedale, sesquipedale, bessale; terracotta architettonica, mortarium, dolio, sarcofago), che rivelano la gamma di produzione delle varie figlinae e degli officinatores.
I due ultimi punti della scheda subiranno ancora molti cambiamenti. Sotto la voce Attestazioni sono segnalati recenti rinvenimenti in situ. La Datazione è spesso basata su pubblicazioni da aggiornare. I bolli provenienti da o attribuibili a figlinae note per nome sono stati datati nella mia Cronologia delle figlinae doliari del 1977, i bolli tardoantichi in un articolo uscito un quarto di secolo più tardi.5 Quando possibile la datazione verrà aggiornata sulla base di ritrovamenti in situ. In mancanza di tali dati il bollo con i suoi nomi (officinatore, dominus) è stato almeno inserito in un contesto cronologico.
Per la storia delle figlinae, le ipotesi sulla loro ubicazione e l’identificazione dei proprietari c’è già un aggiornamento nelle voci di Luciano Camilli pubblicate fra gli anni 2001-2008 nel Lexicon Topographicum Urbis Romae – Suburbium.6 Inoltre bisogna cercare nelle pubblicazioni di Herbert Bloch7 e in un numero molto elevato di recenti relazioni di scavo elementi per datare meglio i bolli della sezione ‘Lateres privati’del CIL XV. Per molti c’è solo la stima di Dressel, che cito in mancanza di nuovi dati. Ripongo molte speranze nella collaborazione di chi si trova in possesso di significativi rinvenimenti inediti, o che mi sono sfuggiti.
Le illustrazioni attualmente a disposizione sono affiancate all'edizione di ciascun bollo. Le lacune sono ancora molte. L'ideale sarebbe illustrare ogni bollo con una buona fotografia, che nelle vecchie pubblicazioni non sempre era prevista. Fino a poco tempo fa una buona fotografia costava sia molto tempo che molto denaro. In confronto alle splendide fotografie digitali le nostre vecchie in B/N fanno una brutta figura, ma per il momento devo accontentarmi di quello che c’è.
In prima riga si trova l’indicazione Fig. seguita dal riferimento alla pubblicazione dalla quale proviene l'illustrazione e alla quale generalmente risalgono i dati della mia edizione . Illustrazioni migliori saranno molto benvenute.
Quando è conosciuto, viene indicato il numero d’inventario dell’esemplare prescelto. Ho infatti constatato che le misure del bollo e l’altezza delle lettere variano nelle edizioni, e anche nelle schede fatte dalla stessa persona. Per evitare distorsioni causate dallo slittamento del timbro, il diametro di un bollo circolare andrebbe preso sul fondo dell’impressione, l’orbicolo invece in superficie. Non mi preoccupano differenze di qualche millimetro, ma quando nella stessa pubblicazione gli esemplari presentano diametri che variano di più centimetri, è invece ovvio che non tutti sono stati identificati correttamente.
Il primo traguardo è la pubblicazione delle 5000 schede. Ma sono anche in preparazione articoli che si possono caratterizzare come “di commento” più generale. Degli aggiornamenti prosopografici e della storia delle singole figlinae si è già detto. C’è già la promessa di una trattazione linguistica; commenti sulla cronologia delle forme e sulla paleografia devono aspettare il completamento del repertorio illustrativo. Proposte di ulteriori argomenti sono molto apprezzate.
I files originali in PDF non possono essere modificati, ma il lettore può scaricarli e poi trasformarli in un formato su cui può intervenire. Chi volesse mandarmi fotografie o informazioni dovrebbe gentilmente inserire dati, correzioni e completamenti in rosso, e inviare la scheda per posta elettronica all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Tali contributi saranno pubblicati a nome dell'Autore.
Aggiornamento 2021
Il rinnovamento più importante dell'anno è di natura tipografica: tutta la edizione è stata ricaricata con un programma che non altera il testo originario. La nuova veste pulita è opera di Stefano Nobili della società Emme.Bi.Soft., che opera presso l'Institutum Romanum Finlandiae. Ai sentiti ringraziamenti si uniranno gli utenti, che hanno faticato a capire il senso di passi pasticciati nelle versioni precedenti.
L'edizione viene continuamente aggiornata, completata e corretta. Ultimamente sono state revisionate con particolare attenzione le datazioni. Come 45 anni fa, nello spesso citato Steinby 1974-75, l'opera di Herbert Bloch rimane fondamentale, ma per chiarezza occorre spiegare dove certe prese di posizione divergono da quelle del maestro.
Nella grande ricostruzione del centro di Ostia sono predominanti i mattoni (di ottima qualità) prodotti nelle figlinae Brutianae di M. Rutilius Lupus, praefectus annonae dal 107 al 113 e successivamente praefectus Aegypti dal 113 al 117. Dall'a. 114 al 117 i suoi bolli sono datati; secondo Bloch (1947, 316-320; 1959, 236s.) Lupus avrebbe introdotto la data consolare per controllare la produzione annua durante la sua assenza. Avendo notato che i laterizi datati sono stati adoperati promiscuamente, Bloch conclude che Lupus abbia sospeso la vendita fino al suo ritorno dall'Egitto. In Bloch 1959, 234-6 la sospensione della vendita viene motivata anche dalla stagionatura, che in attesa del ritorno di Traiano e di nuovi grandi progetti imperiali avrebbe migliorato la qualità e alzato il prezzo dei laterizi.
Ne consegue che per Bloch il ritorno di Lupus, subito dopo la morte di Traiano l'8 agosto del 117, costituisce un terminus ante quem non per la messa in opera di tutti i laterizi datati fra gli anni 114 e 117. In Bloch 1947 e in Bloch 1953, i bolli di questi anni datano gli edifici ostiensi all'a. 120 ca., e ad es. il Pantheon più genericamente alla prima età adrianea.
Lo stoccaggio della grossa produzione di quattro anni (che potevano diventare molti di più se Traiano non fosse morto nel 117) sarebbe un provvedimento poco pratico e poco economico, per di più inutile. Da Bloch in poi, c'è stata una tendenza di vedere in M. Rutilius Lupusun dominus che più del normale si occupava direttamente della gestione delle sue figlinae (Helen 1975, Bodel 2005). Non sembra però probabile che una persona nella sua posizione avesse avuto né il tempo, né la necessità di sorvegliare personalmente la produzione o la distribuzione. Presente o assente, il dominus affidava tali compiti a un curatore competente.
All'ipotesi della stagionatura poteva credere chi non ha visto mattoni e tegole passare direttamente al muratore, o sul tetto in restauro da fornaci moderne, che lavorano all'antica e con la stessa argilla usata dai romani. L'ipotesi dello stoccaggio, messo in dubbio da Steinby 1974, ha subìto il colpo finale dalla ricerca condotta da Janet DeLaine. Sua analisi dell'attività edilizia a Ostia nel II sec. d.C. conferma la validità della chiara sequenza cronologica degli edifici dove sono stati impiegati i laterizi datati delle Brutianae, come del resto si poteva dedurre già dagli elenchi pubblicati da Bloch (DeLaine 2002). Quindi i Portici di Pio IX sono stati completati non dopo l'a. 116, la parte settentrionale del Piccolo Mercato, il Caseggiato del Balcone a Mensole e il Caseggiato dei Misuratori del Grano negli anni 117-118. Invece il Capitolium, dove i bolli delle Brutianae sono regolarmente dell'a. 117, sarebbe stato costruito in una forma più grandiosa del piano originario, forse solo negli anni 120 (DeLaine 2002, 64-71). È però probabile, che anche in questo caso i laterizi siano stati messi in opera senza troppi indugi.
È strano che Bloch non abbia preso in considerazione la - come sembrerebbe - ovvia possibilità che una notevole parte dei laterizi datati delle Brutianae siano stati destinati proprio a Ostia e a Portus, di fondamentale importanza per il funzionamento dell'annona. M. Rutilius Lupus fu prefetto dell'annona durante la costruzione del porto di Traiano e negli anni in cui si sviluppò il piano del rinnovamento del centro di Ostia. I lavori a Portus non finirono con l'inaugurazione nel 112; a Ostia, la progettazione della monumentalizzazione del foro e il rinnovamento dell'assetto urbanistico fino al fiume (la parte settentrionale del Cardo, forse più di un terzo dei portici con gli edifici adiacenti sono stati distrutti dalle acque del Tevere) doveva essere ultimato al più tardi negli anni 110-114 (DeLaine 2002). Non è escluso che il ruolo di Lupus andasse oltre quello di fornitore di laterizi; in ogni caso egli fu a conoscenza dei progetti. È anche certo che già prima dell'inizio della fase di costruzione i laterizi siano stati ordinati da figlinae specializzate, chi in tegole e bipedali, chi in bessali, chi nella peculiare forma di "tegola" adatta a cortine da lasciare in vista o di portare il peso del rivestimento di marmo. Quest'ultima fu una specialità delle Brutianae, ma fu prodotta anche nelle Caepionianae accanto ai grandi formati tradizionali. La data consolare doveva facilitare il conteggio dei lotti annui previsti per il completamento del progetto.
Ristabilito il valore cronologico della data consolare diventa più precisa anche la datazione degli altri bolli rinvenuti negli stessi muri. O meglio: di alcuni esemplari di questi bolli. Altri esemplari dello stesso bollo possono provenire da contesti decisamente anteriori o posteriori.
Esaminando un gruppo di bolli da Bloch datati nella prima età adrianea, DeLaine (2002, 94s.) conclude giustamente che i timbri dei bolli CIL XV 693, 1036-1037a-b e 1347 sono stati usati dall'età traianea fino ai primi anni di Adriano. Per quanto riguarda CIL XV 495-496 e 525, l'analoga conclusione è sia giusta che sbagliata: gli esemplari rinvenuti nel Forum Iulium, nell'Atrium Vestae e nelle Terme di Traiano si identificano con lo stesso numero del CIL XV, ma i timbri sono diversi da quelli attestati negli edifici ostiensi tardo-traianei in esame. Si tratta di bolli a grandi lettere cave, riservati solo a bessali. In questa edizione i luoghi di rinvenimento con relativa datazione sono elencati sotto il timbro "I": pubblicazioni di bolli con il solo riferimento al CIL non permettono di identificare timbri distinguibili solo sulla base delle misure e di una fotografia.
Timbri diversi di questo tipo di bollo sono frequenti, talvolta numerosi. Ad es., negli Antiquari del Foro e del Palatino si è potuto ricostruire del CIL XV 583b sette o otto timbri, più lo stesso numero di bolli incompleti; di 585b dieci timbri, di 596c cinque (Steinby 1974, 85). Nella collezione ostiense i timbri di CIL XV 495 sono tre, di 496 cinque, di 525c due (LSO 448, 449, 462). Le matrici dovevano essere piuttosto fragili; spesso nelle lettere manca un'asta o due. La necessità di sostituire timbri rotti ne aumenta il numero. Timbri diversi ritrovati in un muro potevano essere usati da più operai contemporaneamente. Nelle figlinae Brutianae, l'alto numero di timbri con la stessa informazione e la stessa data consolare rispecchia una produzione portata al massimo della capacità: del 114 si conoscono cinque, del 115 12, del 116 10, del 117 cinque timbri, evidentemente usati da diversi officinatori mai nominati.
Analoghi problemi sorgono per altri bolli impressi con i più durevoli timbri di legno. Bolli identificabili come CIL XV 1121a sono stati impressi con almeno 13 timbri diversi; inoltre, si conoscono un paio di varianti con il nome L. Domitius. Contesti datano alcuni di questi timbri alla tarda età repubblicana, altri all'età augustea; in principio sarebbero rimasti validi per tutta la vita del dominus e anche di un erede omonimo. Il cambio del timbro si impone solo quando il testo non corrisponde a una nuova realtà: cambia il dominus o l'officinatore, il servo viene manumesso, l'officinatore si trasferisce ad altre figlinae. D'altronde, il passaggio da un Augustus al successore unico non richiede la sostituzione dei timbri. Officinatori attivi sotto Caracalla potevano usare gli stessi timbri sotto Eliogabalo e Alessandro Severo; sotto Eliogabalo anche i bolli con il nome M. Aurelius Antoninus (Steinby 2020).
La datazione consolare comporta un rinnovo annuale dei timbri. Nelle figlinae di C. Iulius Stephanus e Stertinia Bassula i timbri, sempre con datazione consolare, vennero rinnovati solo ogni due anni. L'ipotesi di Bloch, seguito da Bodel, che i timbri venissero usati anche nell'anno successivo, toglie il senso alla datazione. La spiegazione del fenomeno andrebbe cercata in un'attività con un ritmo inusuale.
L'anno della inaugurazione delle Terme di Traiano costituisce un importante terminus ante quem per l'introduzione di numerosi timbri, ma non per la datazione di tutti i laterizi che portano lo stesso bollo. La durata fisica di un timbro di legno può essere inaspettatamente lunga: sembra che gli officinatori attivi nella seconda metà del II sec. e sotto i Severi, quando il regno dei domini imperiali spesso fornisce precisi termini post e ante quem, abbiano usato lo stesso timbro fino al cambiamento del regime, anche per sei o sette stagioni. La durata fisica del timbro dipendeva dall'uso, che variava nel tempo: Lugli (1956, 559) ha calcolato (non si sa su quale base), che in età domizianea si bollava un laterizio su dieci, in età traianea uno su 15, sotto Adriano uno su cinque, nell'a. 123 uno su due o tre. Bloch (1959, 231s.) pensa che nel II sec. la maggioranza dei produttori abbia timbrato un bipedale su due, o anche tutti.
Considerando inoltre che i laterizi potevano rimanere in stoccaggio per qualche anno, non dovrebbe sorprendere l'uso in strutture traianei di laterizi con bolli che erano in uso sotto Domiziano, o la combinazione di bolli datati in media o tarda età traianea con altri dei primi anni di Adriano. Il Pantheon può servire come esempio di un quadro complesso. Per Bloch, il terminus ante quem non per l'inizio della costruzione era l'anno 117. Riconoscendo il valore cronologico dei bolli degli anni 114-116 lo si anticipa, anche se non di molto, e con la incertezza se i bolli diano solo un terminus ante quem non oppure anche un terminus ad quem. Nel Pantheon, solo quattro bolli di un totale di 70 sono di M. Rutilius Lupus; pochi rispetto ai 21 di Anteros Severianus. Probabilmente la statistica inganna: i laterizi delle Brutianae erano destinati alle cortine, dove i bolli non si vedono, mentre i bipedali furono impiegati in luoghi che adesso sono in vista. Decisivi per la datazione in età traianea del progetto e di buona parte delle fasi della costruzione sono, non tanto i bolli (Hetland 2015), quanto - di nuovo - i calcoli di Janet DeLaine (2015), che dimostrano anche che almeno i lavori di finitura dovevano protrarsi fino al regno di Adriano (che, come noto, instauravit il Pantheon). La mancanza di bolli dell'anno 123 dà un terminus ante quem per la costruzione compiuta. L'unico bollo del 123 sull'unico bessale sicuramente registrato nel Pantheon non dimostra il contrario: la spiegazione della sua presenza è indubbiamente da cercare in una piccola riparazione di data non precisabile. In conclusione: la datazione dei bolli del Pantheon rimane quasi invariata. Timbri in uso negli ultimi anni di Traiano furono adoperati sotto il successore e si datano quindi "ultimi anni di Traiano - primi di Adriano", cioè fino alla stagione del 122.
Il numero di inediti è notevolmente accresciuto, sia all'interno che al di fuori dell'area c.d. "urbana". La necessità, da una parte di rispettare l'ordine alfabetico dei nomi, dall'altra di evitare il cambiamento di una numerazione preesistente con rischio riferimenti interni sbagliati, rende l'inserimento delle novità sempre più complicato, soprattutto quando un nuovo inedito capita fra due "nova" già esistenti.
Il traguardo finale è una edizione riordinata, che riunisce i bolli attribuibili a figlinae e persone nominate, indipendentemente dal tipo di supporto (laterizi o ceramica pesante) e indipendentemente dal luogo di rinvenimento. Nella fase attuale del lavoro, domina ancora la struttura creata da Heinrich Dressel: ceramica pesante e terrecotte architettoniche separati da laterizi spesso prodotti dalle stesse persone. Problematiche sono anche le sezioni di lateres externae originis, prenestini, tiburtini, ostiensi. In linea di massima, bolli "extraurbani" vengono inseriti nei rispettivi volumi del CIL, con l'eccezione delle produzioni già collocati nel volume XV. Analisi archeometriche e studi della diffusione delle produzioni aiutano nella distinzione fra "urbano" e "municipale", ma non sempre. L'utente alla ricerca di confronti deve consultare sia i vari volumi del CIL che i diversi capitoli del CIL XV: lo stesso timbro potrebbe, a ragione, essere collocato in più di un contesto.
Una ultima nota riguarda i diritti di autore richiesti per le illustrazioni pubblicate. Molte istituzioni, case editrici e autori hanno gentilmente risposto subito; l'autorizzazione concessa viene segnalata nella bibliografia con il simbolo convenzionale ©. Richieste andate senza alcuna risposta sono segnate con parentesi quadre [©]. Per l'ultimo gruppo spero nell'aiuto dei lettori: serve un indirizzo a cui mandare la richiesta.
Come tutte le pubblicazioni open access, questa edizione è soggetta alle convenzioni dei diritti d'autore: ha un autore e un titolo. Il titolo è lungo; propongo l'abbreviazione BDRICO.
Eva Margareta Steinby
1 Status quo della ricerca. Dal 2009 al 2012 Pekka Tuomisto (CIL XV 1-1539 e gli altri volumi del CIL) e nel 2012 Francesca Pajno (CIL XV 2156-2415) mi hanno aiutato nella trascrizione dei testi basati sulle edizioni consultate per gli Indici complementari al CIL XV.1 (del 1987). Sto revisionando, uniformando e completando le schede sulla base di pubblicazioni più recenti, mentre aggiungo i dati formali dei bolli e commenti. V. Allegato 3, Abbreviazioni bibliografiche.
2 H. Bloch, Supplement to Volume XV, 1 of the Corpus Inscriptionum Latinarum including Complete Indices to the Roman Brick-stamps. Offprint from Harvard Studies in Classical Philology volumes LVI-LVII. 1947 and LVIII-LIX.1948.
3 Lateres signati Ostienses, ed. sotto la direzione di J. Suolahti (Acta Instituti Romani Finlandiae VII). 1. Testo, a cura di M. Steinby, con la collaborazione di T. Helen. Roma 1978. - 2. Tavole, a cura di M. Steinby. Roma 1977.
4 P. Setälä, Private Domini in Roman Brick Stamps of the Empire. Helsinki 1977.
5 M. Steinby, La cronologia delle figlinae doliari urbane dalla fine dell'età repubblicana fino all'inizio del III secolo, diss. Roma 1976. Ristampa con correzioni in BCom 84 (1974-75, pubbl. 1977), 7-132, tavv. 1-4; 'La cronologia delle figlinae tardoantiche', in M. Cecchelli (a c. di), Materiali e tecniche dell'edilizia paleocristiana a Roma. Roma 2001, 127-150.
6 A. La Regina (a c. di), Lexicon Topographicum Urbis Romae. Suburbium I-V. Roma 2001-2008.
7 Soprattutto H. Bloch, I bolli laterizi e la storia edilizia romana. Roma 1947. Ristampa da BCom 64-66 (1936-38); I bolli laterizi nella storia edilizia di Ostia’, in Scavi di Ostia I. Topografia generale. Roma 1953, 215-227.
